Rrushbull: prima esperienza internazionale con la Missione Arcobaleno

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Il campo è ormai vuoto, i kosovari sono ritornati a casa, non sarà forse una casa ancora accogliente ma sicuramente migliore di una tenda piantata in terra straniera, anche se questa si è dimostrata accogliente, grazie anche alla presenza di tante persone che hanno portato il loro sostegno.
L’Italia, gli italiani e noi popolo di volontari abbiamo recepito il grido di aiuto lanciato da queste persone e siamo stati colpiti da questo esodo biblico cui il popolo kosovaro è stato costretto a subire (qualcuno potrà eccepire che la colpa è anche nostra per il solo motivo di aver partecipato alle operazioni di guerra, direttamente o indirettamente).
Dal silenzio del campo di Rrusbull, rimasto vuoto, si sentono, se uno si mette a riflettere, le voci dei primi momenti, le richieste di aiuto e di accoglienza, le file per i pasti e la distribuzione dei materiali, il rumori delle ruspe in movimento che stendevano la ghiaia per ricoprire l’acquitrino, per il montaggio delle cucine da campo, dei bagni, il suono dei martelli sui picchetti delle tende che a mano a mano andavano a creare questo tetto provvisorio per l’accoglienza degli oltre 2300 profughi.
Quante persone abbiamo incontrato, quante ne abbiamo viste passare per informarsi sulle condizioni dei profughi, quante ne sono venute a vedere il campo, la sua struttura, il suo funzionamento? Neppure noi possiamo contare quante mani abbiamo stretto, quante storie ci siamo sentiti raccontare, quante necessità e bisogni; ora nel silenzio di questo luogo tutte ci passano nella memoria, tante scene che si rivedono dinanzi a nostri occhi.
E’ stata una esperienza che ha lasciato dentro ognuno di noi una traccia o un solco difficile da dimenticare, ma anche questo fa parte del bagaglio di esperienze che un volontario ha la fortuna di poter vivere.
La missione Arcobaleno si sposterà forse a breve in kosovo con forme di assistenza diverse, l’impegno è quello di seguire anche questa fase; l’augurio è per una pace stabile e duratura, la speranza quella di aver potuto seguire l’insegnamento del Divino Maestro: avevo fame, avevo sete, ero forestiero, ero ignudo, ero malato…

Testimonianza di un volontario in Kosovo


Viaggio missionario in Albania-15/25 Aprile 2000

E’ ormai passato qualche mese dal nostro ritorno e finalmente riesco a scrivere due righe su questa esperienza meravigliosa. I ricordi più particolareggiati si stanno sfumando, come è normale, ma il segno più profondo è stato lasciato in maniera indelebile.

Ho pensato di rimettere in ordine le cose rileggendo il diario, che ogni sera, anche se stanca morta, non potevo far a meno di scrivere.

15/04/00 ore 0:18 …Non mi sembra vero, siamo arrivati!! Il viaggio più atteso e forse temuto della mia vita è divenuto realtà…non mi rendo conto se sono in un film o se è tutto vero, le immagini che ho visto arrivando qui dall’aeroporto mi hanno lasciato paradossalmente senza reazione, tanto sono devastanti…

Questo in sintesi il mio primo impatto, ero preparata al peggio ma non credevo di trovare quella situazione, non solo povertà ma anche arretratezza, rassegnazione, mancanza di stimoli e iniziative e sono soprattutto questi due ultimi elementi che ti fanno star male, perché ti rendi conto che la sofferenza di queste persone è ed è stata principalmente una sofferenza d’anima.

Guardandoti intorno avresti voglia di dire a tutti ”avanti, coraggio, datevi da fare!” ti fa quasi rabbia vedere una città come Scutari che cade a pezzi, con montagne di spazzatura ad ogni angolo di strada ed avere la sensazione che nessuno si prende la briga di fare qualcosa. Poi fai due chiacchiere con le suore, che conoscono un po’ meglio questa realtà e cominci a capire che questa situazione è una delle conseguenze degli anni di regime che hanno annientato ogni iniziativa personale ed il senso di responsabilità per ciò che accade. E questo ti fa stringere ancora di più il cuore.

18/05/00 ore 23:16 …La cosa più bella di questa giornata è stata la visita alle famiglie…la cosa che accomuna tutti è una grande ospitalità e generosità…tutti ci dicono di essere contenti di quello che facciamo e la cosa più bella è che prima di salutarli facciamo una preghiera tutti insieme, in quel momento sento più che mai di essere insieme a dei fratelli speciali e che Gesù e lì con noi.

…I bambini sono troppo belli! Sono stata insieme a loro più di un’ora senza sapere una parola di albanese e ripetendo continuamente “mir!”.Le bimbe più grandi avranno 6 o 7 anni, ma sono già delle mammine per i più piccoli, sono quelle che più ricercano la mia attenzione, sono praticamente la mia ombra…

Due flash per dire che le persone che abbiamo conosciuto in quei giorni ci hanno riempito il cuore in un modo che non riesco ad esprimere quando ne parlo. Noi siamo partiti con il proposito di essere vuoti per poter amare e sicuramente questo vuoto è stato riempito dagli sguardi,dai sorrisi, dagli abbracci che non dimenticheremo.

19/05/00 ore 23:19 …Oggi ho un pensiero fisso: i giovani di questo paese. Ogni volta che incontriamo uno di loro mi viene un nodo alla gola e a stento trattengo le lacrime, i loro occhi mi sembrano così tristi, preoccupati, rassegnati, vergognosi, impauriti… Penso, forse la mia felicità è pagata da questo dolore e avrei voglia di abbracciarli tutti e dire loro “ti sono vicina” “puoi contare su di me”. Mi scorrono davanti i loro volti, Lindita,Turi, Altin, Alex, Rossella…Signore, seguili sempre e, come diceva la lettura breve di oggi, fa che non abbiano timore perché tu li difendi.

Ho sentito forte in quei giorni che questi ragazzi hanno tanto bisogno di amore, fiducia e sicurezza, è per questo che non appena tornata a casa ho telefonato a Besnik, un carissimo amico albanese che da cinque anni vive in Italia, per fargli sapere quanto mi era piaciuta la sua terra e la sua gente, lui ha pensato che lo prendessi in giro vista l’opinione che tutti hanno di loro. Penso che per questi giovani l’aiuto più bello che possiamo dare è quello di farli capire che anche loro valgono qualcosa, che l’Albania è una terra che ha bisogno soprattutto di loro e che il loro posto è lì.

Queste sono state alcune delle piccole e grandi esperienze che ho avuto la fortuna di vivere in quei dieci giorni, tante cose, come dicevo prima, non riesco a tirarle fuori del tutto, è come se fossero scolpite nella parte più intima che neppure io riesco a penetrare fino in fondo.

Man mano che passano i giorni ho come la sensazione che tutte queste esperienze siano state forme diverse di unico regalo che Dio ha voluto farmi e cioè Lui stesso.

La voglia di stare con Lui ogni giorno è la cosa più bella che ho ricevuto, sento che questa esperienza è stata una mano che mi ha tirata su, aiutandomi a fare uno scalino in più nel mio rapporto con Dio e sono talmente piena di questo che non posso pensare che con il passare del tempo questo possa affievolirsi.

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